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| I test specifici per la ricerca degli
anticorpi anti-HIV piu' diffusi sono il test Elisa e il metodo
Western Blot. Il primo viene usato come test preliminare mentre il
secondo come test di conferma. |
| Si, nella maggior parte dei Centri e'
possibile mantenere l'anonimato; negli altri Centri, comunque, e'
strettamente confidenziale. Per Legge, inoltre, (art. 5 - Legge 135
dell'08/06/90) nessuno puo' essere sottoposto al test HIV senza il
proprio consenso ed e' vietato rivelare i risultati del test a
persone diverse dall'interessato o dai suoi tutori legali. |
| Spesso, ma non sempre perche' dal
1/6/1995 vi sono delle normative che variano da Regione a Regione e
che integrano il D.M. 1/2/91 (G.U. 32)- Art.3, punto 22. Le persone
straniere, anche se prive del permesso di soggiorno, possono
effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino
italiano. |
| Quando si e' corso un rischio di
contagio reale (rapporti sessuali non protetti, scambio di siringhe
per i tossicodipendenti, scambio diretto di sangue infetto e
trasmissione verticale da madre HIV+ a figlio), tenendo presente che
devono trascorrere sei mesi (periodo finestra) dall'ultimo
comportamento a rischio (tempo necessario all'organismo per
sviluppare gli anticorpi specifici contro l'HIV). |
| Quando il test da' esito negativo ed e'
stato effettuato sei mesi dopo l'ultimo comportamento a
rischio. |
| Si, se sono stati effettuati gli
ulteriori test di conferma (Western Blot). |
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L'infezione da virus HIV si trasmette:
- per via sessuale attraverso rapporti di penetrazione vaginale,
anale e rapporti oro-genitali non protetti da profilattico o con
uso non adeguato dello stesso
- per via ematica
- attraverso lo scambio di siringhe
contaminate (per chi usa sostanze per via
endovenosa) - attraverso un contatto diretto tra ferite
cutanee, profonde, aperte e sanguinanti - attraverso un
contatto diretto tra sangue infetto e mucose, anche integre,
durante i rapporti sessuali
- per via materno-fetale.
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| I liquidi biologici che trasmettono
l'infezione da HIV sono: sperma, liquido precoitale, secrezioni
vaginali, sangue, latte materno. |
| I rapporti anali sono a maggior
rischio perche' la mucosa anale e' molto fragile ed in tale
pratica si possono creare delle microferite che aumentano la
possibilita' del passaggio del virus. |
| Perche' generalmente scambiano siringhe
non sterili, contenenti sangue infetto. |
| Si, se nei rapporti sessuali non si
usa correttamente il profilattico. |
| Si, se sono persone che hanno
contratto l'HIV. Non esistono categorie a rischio, ma comportamenti
a rischio, pertanto le prostitute con l'infezione da HIV possono
trasmettere il virus se durante i rapporti sessuali non usano il
profilattico. Il virus, infatti, non fa distinzione di sesso, eta',
religione, razza, condizioni socio-economiche. Se il cliente e'
sieropositivo e non usa il profilattico durante il rapporto sessuale
puo' trasmettere l'infezione da HIV alla persona che si
prostituisce. |
| Si, se non usano correttamente il
profilattico. |
| I soggetti sieropositivi che
continuano ad avere rapporti non protetti da profilattico, rischiano
di infettare altre persone e di essere esposti ad altre malattie
infettive. |
| I bambini possono contrarre
l'infezione da virus HIV dalla madre sieropositiva durante la
gravidanza, al momento del parto e durante l'allattamento. Per
questo motivo, attualmente, le donne sieropositive in gravidanza
assumono farmaci, partoriscono con il cesareo e evitano
l'allattamento al seno. In questo modo si riduce notevolmente il
rischio di contagio per il bambino. |
| No, in quanto lo stato di infezione
puo' mantenersi a lungo senza alcun sintomo. |
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| No, perche' esiste una Legge (Legge 135
- art.5 dell'8/6/1990) che tutela la persona sieropositiva da
discriminazioni di carattere sociale, sanitario, lavorativo
etc. |
| No, come indica la Legge 135 - art. 5
- dell'8/6/90. |
| No, perche' alla persona sieropositiva
o malata di AIDS deve essere offerta tutta l'assistenza e la cura
necessaria come per qualsiasi altra persona residente sul territorio
nazionale |
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| Con un uso corretto del
profilattico. |
| Si, se indossato fin dall'inizio del
rapporto, per tutta la durata e non si rompe. Per un utilizzo
corretto seguire le istruzioni riportate nella confezione. |
| Si, perche' ci si puo' infettare anche
con un solo rapporto sessuale. |
| E' estremamente raro, poiche' dal 1986
il sangue donato viene controllato. |
| No, perche' potrebbero essere infette e
quindi contagiare altre persone. |
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| No, perche' la pelle e' una protezione,
un 'rivestimento', una barriera per il nostro organismo. |
| No, perche' la condivisione di ambienti
di vita non comporta alcun rischio di contagio. |
| No, salvo il caso in cui si
abbiano lesioni e sanguinamenti delle mucose orali macroscopicamente
visibili. |
| No, perche' la saliva non trasmette
questo virus. |
| No, le lacrime, il sudore, la saliva,
l'urina, le feci, il vomito e le secrezioni nasali non trasmettono
il virus HIV. |
| No, perche' l'infezione si trasmette
attraverso contatto 'diretto' con il sangue infetto. Si consiglia,
pero', per buona norma igienica, di usare strumenti personali
indipendentemente dalla conoscenza dello stato di
sieropositivita'. |
| No, perche' gli strumenti vengono
sterilizzati ad una temperatura elevata che non permette la
sopravvivenza di questo virus. |
| No, perche' non e' possibile la
trasmissione uomo/animale e viceversa. Questo virus, infatti, si puo'
trasmettere solo da un essere umano infetto ad un altro. |
| No, nessun bambino si e' mai contagiato
nei contatti sociali con un bambino sieropositivo. |
| La precauzione da usare, come in tutte
le situazioni di contatto con sangue di altre persone, e' l'uso di
guanti per effettuare la medicazione di ferite e/o tamponare
emorragie. |
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| La causa dell'infezione e' un virus che
dal 1986 e' stato denominato Virus dell'Immunodeficienza Umana (Human
Immunodeficiency Virus - HIV). Sono stati identificati due tipi
principali di HIV, denominati HIV-1 e HIV-2, che sembrano avere
caratteristiche patologiche e cliniche simili. |
| Al 31 dicembre 2005 il numero delle
persone infette e' stimato nell'ordine di 33 - 46 milioni (Report
UNAIDS 2006). |
| Dal 1982 al 31 dicembre 2005 i casi di
AIDS conclamato in Italia sono 56.076 (forniti dal Reparto di
Epidemiologia del Dip. MIPI dell'Istituto Superiore di
Sanita'). |
| Si stimano circa 110.000 - 130.000
persone sieropositive (forniti dal Reparto di Epidemiologia del Dip.
MIPI dell'Istituto Superiore di Sanita'). |
| Oggi vengono utilizzate terapie
combinate (HAART: High Aggressive Antiretroviral Therapy) che
consistono nell'associazione di piu' farmaci e che consentono sia una
migliore qualita' della vita sia un prolungamento del periodo di
sopravvivenza. |
| Attualmente la ricerca e' orientata a
sperimentare nuovi farmaci e vaccini. |
Un vaccino e' un prodotto che stimola
il sistema immunitario a reagire contro un particolare
microrganismo. I vaccini sono stati concepiti per la prevenzione
delle malattie infettive. La somministrazione di un vaccino induce
una risposta immunitaria dell'organismo che determina la protezione
della persona vaccinata nei confronti di una o piu' malattie (nel
caso dei vaccini combinati) di origine batterica o virale. I
vaccini possono essere costituiti da batteri o virus interi vivi
inattivati (uccisi) oppure da frammenti del microrganismo specifico.
Questi vaccini, detti inattivati, stimolano la risposta anticorpale,
ma non causano la malattia. Esiste un terzo tipo di vaccini prodotto
con microrganismi vivi attenuati in grado di indurre una forma
asintomatica della malattia e quindi la formazione degli anticorpi
specifici. Una caratteristica specifica dei programmi generali di
vaccinazione consiste nel fatto di non produrre solo effetti sulla
persona che riceve il vaccino, ma su tutta la popolazione riducendo
la circolazione dell'agente responsabile di una specifica malattia. |
| Un vaccino viene definito preventivo
quando ha lo scopo di prevenire un'infezione o una malattia in un
individuo sano. |
| Viene definito terapeutico un vaccino
somministrato ad una persona gia' infetta o malata. Esso ha lo scopo
di indurre o potenziare la risposta immunitaria specifica per
controllare l'evoluzione di una infezione o di una malattia. Un
vaccino terapeutico potenzialmente si configura come una ulteriore
arma per controllare l'evoluzione di una malattia. |
Trial e' una parola inglese che
significa “prova”. In italiano si parla di “studio clinico”. I trial
clinici vengono effettuati per capire se un nuovo trattamento
(somministrazione di un farmaco o vaccino) e' applicabile agli esseri
umani, se puo' essere nocivo, se ha o meno effetti collaterali, se e'
efficace e in quale misura lo e' nel contrastare la malattia o
prevenire l'infezione e quali sono i dosaggi piu' opportuni.
Quando si sperimenta un nuovo trattamento devono essere superate
tre tappe consecutive, definite convenzionalmente fasi I, II e
III. Generalmente ogni nuova sostanza in procinto di essere
sperimentata sull'uomo e' stata prima sottoposta ad un lungo periodo
di studio in laboratorio. Successivamente la sostanza viene
sperimentata su animali di laboratorio (topo, ratto, coniglio,
scimmia). Tale fase viene detta sperimentazione preclinica. Se
gli studi effettuati sugli animali dimostrano che la sostanza non e'
tossica ed e' efficace, viene valutata l'opportunita' di avviare la
fase I di sperimentazione clinica. |
Si tratta di un vaccino contro l'HIV
basato sull'utilizzo di una proteina del virus chiamata TAT, che e'
indispensabile per la replicazione virale. Una serie di motivi
rendono la proteina TAT “speciale”. Il primo e' che si tratta di una
proteina regolatoria del virus, un motore del virus, e non di una
proteina strutturale. Questo vuol dire che il vaccino sperimentato
dall'Istituto Superiore di Sanita' presenta un razionale, cioe' un
approccio totalmente differente da quello degli altri vaccini
sperimentati sinora nel mondo. Questi, infatti, si sono
concentrati sulle proteine esterne dell'involucro del virus, allo
scopo di ottenere un'immunita' sterilizzante, ossia la produzione di
anticorpi che bloccano il virus prima che entri nelle cellule,
creando una risposta immune contro queste proteine esterne. Il
vaccino TAT, al contrario, non e' in grado di bloccare l'entrata del
virus, ma di bloccarne il funzionamento, di non farlo replicare.
In altre parole, la risposta immune contro questa proteina
dovrebbe far si' che questa proteina non funzioni piu' nel virus e
quindi che l'infezione diventi abortiva. La funzione preventiva
del vaccino TAT deriva proprio dal fatto che riesce a bloccare le
prime fasi di replicazione del virus. Quando si viene infettati,
infatti, il virus entra nella cellula e inizia un meccanismo di
proliferazione di se stesso, per cui produce tante copie di virus
che si diffondono nell'organismo. Se si riesce a bloccare questa
prima fase, il virus non e' piu' in grado di copiare se stesso.
Nella sperimentazioni precliniche, condotte sulle scimmie, e'
successo esattamente cosi': il virus e' entrato nella cellula (i
ricercatori hanno trovato tracce di DNA provirale), ma non c'e' stata
replicazione, non c'e' stata quindi l'evoluzione dell'infezione.
Poi, con una serie di indagini nel tempo, e' stato possibile
osservare addirittura che negli animali non c'era piu' neanche
traccia di virus. Questo significa che nel modello animale il
vaccino e' riuscito a bloccare l'infezione in fasi cosi' precoci che
l'infezione stessa non e' riuscita a partire. In una seconda ipotesi,
meno efficace, e' possibile che il virus riesca ad iniziare un ciclo
replicativo, il quale, tuttavia, puo' essere tenuto sotto controllo
da un sistema immune che funziona. I cicli di replicazione virale
diventano in questo caso molto piu' bassi e la malattia rimane sotto
controllo. Dati condivisi della letteratura internazionale
testimoniano che sono proprio le prime fasi di infezione a stabilire
l'evoluzione della malattia. In altre parole, piu' virus replica
nelle fasi di infezione acuta all'inizio, piu' aumentano le
probabilita' di procedere verso la malattia in tempi brevi. In questo
caso, dunque, si e' riusciti, sempre nelle scimmie, a controllare
talmente bene il processo replicativo che la malattia e' rimasta
sotto controllo. |
| Questo vaccino non previene
l'infezione, ma potrebbe controllare la replicazione del virus e
quindi la progressione e la trasmissione della malattia. |
| Si'. Proprio perche' questo vaccino
potrebbe controllare la replicazione virale, puo' essere usato sia
come vaccino preventivo, bloccando i primi cicli di replicazione del
virus e quindi impedendo la sua diffusione all'interno
dell'organismo, sia come vaccino terapeutico, bloccando la
progressione della malattia in individui sieropositivi. |
| Sugli esseri umani non possiamo ancora
dirlo, ma sugli animali ha dimostrato la sua efficacia nel modello
della scimmia. |
| Saranno necessari alcuni anni di
sperimentazione clinica per accertare che il vaccino sia sicuro ed
efficace e che possa essere utilizzato per la prevenzione e la
terapia dell'HIV/AIDS. Affinche' il vaccino sia commercializzato, la
sua efficacia dovra' essere confermata con la sperimentazione clinica
di Fase III, e cio' richiedera' circa 7-10 anni. |
Questa prima fase di sperimentazione
sull'uomo ha avuto come principale obiettivo la verifica della
sicurezza del vaccino Tat, ossia l'assenza di tossicita' per
l'organismo umano. Il vaccino si e' dimostrato sicuro e ben tollerato
dai pazienti. Non si e', infatti, avuta alcuna indicazione di
tossicita', ne' si sono verificati eventi avversi significativi, se
non locali, relativi all'iniezione stessa, o lievi febbricole, molto
frequenti peraltro nelle vaccinazioni. Obiettivo secondario di
questa fase di sperimentazione, inoltre, era anche quello di
verificare l'immunogenicita' del vaccino. Una risposta immune
specifica e' stata riscontrata sia nei soggetti sani che in quelli
sieropositivi. In particolare, nel 100% dei volontari immunizzati si
e' avuta una risposta umorale positiva, ossia la produzione di
anticorpi specifici, sia nel protocollo preventivo che in quello
terapeutico. La risposta cellulare, ossia la risposta di cellule
specifiche capaci di riconoscere la proteina TAT, e' stata indotta
nel 93% dei volontari sani (protocollo preventivo) e nell'83% dei
volontari sieropositivi (protocollo terapeutico). |
| La sperimentazione clinica del vaccino
Tat proseguira' con la realizzazione di studi clinici di Fase II, che
saranno condotti su volontari sieronegativi a rischio di infezione
(vaccinazione preventiva) e su volontari sieropositivi con o senza
terapia (vaccinazione terapeutica). |
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Si puo' telefonare, gratuitamente e in
anonimato da qualsiasi parte d'Italia, al Servizio Telefono Verde
AIDS (800 861061) dell'Istituto Superiore di Sanita'. Ricercatori
esperti rispondono ai quesiti posti dal lunedi' al venerdi' dalle ore
13.00 alle ore 18.00. Ogni anno, in occasione del 1 dicembre,
Giornata Mondiale di Lotta contro l'AIDS, il servizio e' attivo
a partire dalle 10.00 alle 18.00. |
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